L’attuale crisi del carburante per aerei - legata alla guerra in Iran e alla sostanziale chiusura dello stretto di Hormuz – rende l’adozione dei Saf (Sustainable Aviation Fuel) una priorità programmatica, soprattutto se si considera che per la loro produzione adesso si è scoperto anche che si possono impiegare energie rinnovabili. Un gruppo internazionale di ingegneri, capitanato dall'Università di Sheffield, ha sviluppato infatti un nuovo metodo che potrebbe azzerare la dipendenza dall'olio da cucina esausto, oggi usato come materia prima.
Lo stato attuale: jet fuel e Saf in Europa
Prima di tutto è bene sapere che il cherosene aeronautico (jet fuel) si produce con la distillazione frazionata del petrolio greggio e con successive fasi di raffinazione. Mentre i Saf sono composti per il 50% da una miscela frutto della lavorazione di olio esausto (oppure grassi animali di scarto o sottoprodotti della lavorazione di oli vegetali) e per il 50% di cherosene tradizionale. L’alternativa più evoluta, e in fase di sviluppo, è quella degli e-Saf, che non dipendono dal petrolio e neanche dalla disponibilità limitata di scarti organici: sfruttano l’elettrolisi dell’acqua per produrre ossigeno e idrogeno verde, la CO2 catturata dall'atmosfera e un processo di sintesi. Proprio in Sardegna dovrebbe nascere uno dei primi impianti grazie a Saras e Nextchem.















