Il settore aereo è tra quelli che contribuiscono in misura significativa all’inquinamento globale: rappresenta circa il 3–4 % delle emissioni mondiali di CO? e, con i voli in rapida crescita, il suo impatto ambientale rischia di aumentare ulteriormente nei prossimi anni. Le turbine a reazione consumano ogni ora tonnellate di cherosene di origine fossile, un combustibile che rilascia in atmosfera anidride carbonica, ossidi di azoto e particolato—gas serra che alimentano il riscaldamento climatico e deteriorano la qualità dell’aria, con conseguenze gravi per salute e ambiente.

Ridurre le emissioni nel trasporto aereo non è semplice: a differenza di altri settori, come l’automotive o il ferroviario, non esistono oggi alternative tecnicamente mature per sostituire completamente i motori a combustione con sistemi elettrici o a idrogeno, almeno sui voli di medio-lungo raggio. Per questo, la strada più promettente per decarbonizzare l’aviazione nel breve e medio periodo passa dai Saf – sustainable aviation fuel, ossia carburanti sostenibili in grado di sostituire il cherosene tradizionale senza modificare gli aeromobili esistenti. Prodotti da fonti rinnovabili come oli esausti, rifiuti agricoli o flussi di carbonio catturati direttamente dall’atmosfera, i Saf permettono di ridurre fino all’80% delle emissioni nette di CO? lungo il ciclo di vita, mantenendo però le stesse prestazioni operative del carburante fossile. Il loro impiego è già autorizzato fino al 50% in miscela con il cherosene convenzionale, ma oggi rappresentano appena lo 0,3% del totale consumato dal trasporto aereo. Il problema principale? La scarsa disponibilità e l’alto costo. I Saf sono fino a cinque volte più cari rispetto al cherosene tradizionale, e le capacità produttive globali restano molto limitate. Senza un’accelerazione decisa, l’aviazione rischia di non rispettare gli obiettivi climatici fissati dalla comunità internazionale.