Negli ultimi anni il settore dei carburanti green si è imposto come uno dei nodi centrali della transizione energetica globale, soprattutto nei comparti più difficili da elettrificare come aviazione, trasporto marittimo e industria pesante. La pressione regolatoria, gli impegni climatici e l’aumento dei costi ambientali dei combustibili fossili stanno accelerando l’interesse verso soluzioni capaci di ridurre in modo significativo le emissioni di CO2, ma il percorso è tutt’altro che lineare e mette in evidenza criticità legate alla disponibilità delle scorte e alla scalabilità delle tecnologie. Uno dei segmenti più dinamici è quello dei carburanti sostenibili per l’aviazione, i cosiddetti Saf, che rispetto al carburante tradizionale possono tagliare le emissioni di CO2 fino all’80% sull’intero ciclo di vita, dando un contributo importante alla decarbonizzazione del comparto.
Secondo una recente analisi di Sustainability Online, il mercato globale del settore potrebbe superare i 350 miliardi di dollari entro il 2035, spinto dalla domanda delle compagnie aeree e dagli obblighi normativi introdotti in diverse aree del mondo. La crescita attesa riflette l’urgenza di ridurre l’impatto climatico di un settore che, da solo, contribuisce per circa il 2–3% alle emissioni globali di CO2 e che dispone di alternative tecnologiche limitate nel breve periodo. A fronte di prospettive così ambiziose, però, emergono forti preoccupazioni sul fronte delle scorte. Le compagnie aeree hanno più volte segnalato che la produzione di carburanti green non sta tenendo il passo con gli obiettivi fissati da governi e istituzioni internazionali. In un’analisi pubblicata dalla Reuters, diversi operatori del settore hanno avvertito che i target sull’uso di Saf rischiano di non essere rispettati a causa di una disponibilità insufficiente di prodotto e di costi ancora molto elevati rispetto al carburante tradizionale. Secondo le stime citate, nel 2026 i Saf copriranno meno dell’1% del fabbisogno complessivo di carburante dell’aviazione, una quota ben lontana dai livelli richiesti dalle nuove normative europee e internazionali.







