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Ultimo aggiornamento: 14:31

di Sara Gandini e Paolo Bartolini

La crisi energetica incombente, dovuta come sappiamo all’aggressione illegittima di Usa e Israele all’Iran, sta comprensibilmente generando il panico. I governi, sempre proni alle politiche d’oltreoceano, oggi non sanno che pesci prendere. L’Ue, che non ha fatto nulla per condurre il conflitto tra Russia, Nato e Ucraina sul sentiero della diplomazia, ci lascia oggi senza il gas russo e prepara i paesi europei a una pericolosa recessione (che colpirà, come sempre, i ceti medi, quelli popolari e i lavoratori in genere).

Dinnanzi all’urgenza di far fronte ai problemi di approvvigionamento, si tornano a utilizzare parole oramai divenute di uso comune come “austerity”, “lockdown” e “didattica a distanza”. Quest’ultima viene evocata, addirittura, da un sindacato degli insegnanti e formatori (l’Anief) che paventa di tenere a casa bambini e ragazzi a partire dal mese di maggio come rischio “consequenziale all’entrata in vigore di misure atte a risparmiare le risorse energetiche, dalla razionalizzazione di luce, gas e petrolio allo smart working per tutti i dipendenti pubblici”.