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28 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 8:58
Il protrarsi della guerra in Medio Oriente rischia di tradursi in una crisi energetica senza precedenti. Confindustria lancia l’allarme, gettando nuove ombre sulle già fragili prospettive di crescita tracciate nel Documento di finanza pubblica. Ma le previsioni del governo destano una preoccupazione generalizzata, con i Comuni che temono per la tenuta dei bilanci e i sindacati che denunciano il rischio di un ulteriore impoverimento delle retribuzioni di lavoratori e pensionati. Mentre l’ipotesi di un’uscita unilaterale dal Patto di stabilità tiene in fibrillazione la maggioranza, con Lega e Forza Italia ancora divise e il voto sulla risoluzione sempre più vicino.
Il primo giro di audizioni sul Dfp, che sarà chiuso martedì dall’intervento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, delinea un quadro fosco. A preoccupare c’è innanzitutto l’incognita della guerra in Iran. “Se finisse oggi, l’impatto varrebbe 0,1-0,3 punti percentuali di mancata crescita”, ma se fosse più lunga, “già fino a fine anno, potremmo trovarci nella più grave crisi energetica della storia”, avverte Confindustria, che traccia già alcune proposte nel caso il conflitto proseguisse fino all’estate, tra cui lo scostamento di bilancio per aiuti alle imprese e la proroga del taglio delle accise.











