La riapertura dello stretto di Hormuz come conseguenza del cessate il fuoco di due settimane tra Usa e Iran, non raffredderà i prezzi del carburante per aerei, nonostante il greggio sia crollati del 16% scendendo sotto i 100 dollari al barile dopo l’annuncio nella notte. Willie Walsh, direttore generale dell’Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA) ancora per pochi mesi prima di passare alla guida della compagnia indiana IndiGo, ha avvertito che ci vorranno mesi prima che l’approvvigionamento di carburante per aerei si riprenda, anche dopo la riapertura di Hormuz. a causa delle interruzioni dei processi di raffinazione in Medio Oriente.
Walsh ha dichiarato ai giornalisti, nel corso di un evento a Singapore, che pur prevedendo un calo dei prezzi del greggio, quelli del carburante per aerei probabilmente rimarranno elevati a causa dell’impatto sulle raffinerie. «Se dovessero riaprire e rimanere aperte, credo che ci vorranno comunque diversi mesi per tornare ai livelli di fornitura pre-crisi, per via dell’interruzione della capacità di raffinazione in Medio Oriente», ha affermato Walsh.
I prezzi del carburante per aerei normalmente si muovono di pari passo con quelli del petrolio, ma dall’inizio del conflitto sono più che raddoppiati, superando l’aumento del 50% dei greggio prima del cessate il fuoco di due settimane. Tra le conseguenze della riduzione delle forniture per il conflitto, ci sono l’aumento dei costi e di conseguenza dei biglietti aerei, la riduzione dei voli, il trasporto di carburante extra dagli aeroporti di origine e l’aggiunta di scali intermedi per il rifornimento. Come nel caso dell’americana Delta Air Lines che prevede di pagare circa 4,30 dollari al gallone per il carburante per aerei nel trimestre di giugno, aggiungendo oltre 2 miliardi di dollari al prezzo di un anno prima. Il carburante rappresenta la seconda voce di spesa più importante per le compagnie aeree, dopo il costo del lavoro, e in genere costituisce circa il 30% delle spese operative.











