Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
8 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 9:44
Anche nel caso in cui la situazione in Medio Oriente dovesse stabilizzarsi, le conseguenze della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran continueranno a farsi sentire sul settore dell’aviazione civile. Non lascia posto alle speranze dei consumatori Willie Walsh, direttore generale dell’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo. Il nodo centrale resta quello del carburante, la cui mancanza negli ultimi giorni ha messo in difficoltà diversi aeroporti, anche italiani. Secondo Walsh “ci vorranno mesi per tornare ai livelli di fornitura necessari”, a causa delle interruzioni nella capacità di raffinazione dei paesi del Golfo: anche se il flusso di greggio dovesse riprendere regolarmente, la filiera produttiva richiederà tempo per riallinearsi. “Non credo che accadrà in poche settimane”, ha sottolineato il numero uno della Iata.
La crisi ha messo in luce anche un elemento strutturale spesso sottovalutato: “Non credo che tutti abbiano compreso appieno quanto fosse concentrata la capacità produttiva”, ha osservato Walsh. Una vulnerabilità che, in situazioni di tensione geopolitica, si traduce rapidamente in shock sui prezzi. E, come già accaduto in passato, l’aumento del costo del petrolio si riflette sui passeggeri. “È inevitabile”, ha spiegato Walsh, riferendosi alla tendenza delle compagnie aeree a trasferire l’incremento dei costi operativi sui prezzi dei biglietti. Una dinamica che rischia di frenare la domanda, proprio mentre il settore stava consolidando la ripresa dopo gli anni difficili del Covid.














