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Ultimo aggiornamento: 16:59

A un mese dallo scoppio del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, lo scontro in Medio Oriente rischia di trasformarsi in uno dei momenti più drammatici nella storia del trasporto aereo. Più di 70mila voli cancellati, circa 14 milioni di passeggeri rimasti a terra, miliardi di euro di danni e il costo del carburante raddoppiato. L’ultimo segnale preoccupante di una lunga lista è la comunicazione della compagnia spagnola lowcost Volotea che ha scelto di fare dei tagli mirati dei voli.

L’aerolinea di Carlos Munoz ha parlato di “aggiustamento chirurgico” di circa l’1% che coinvolgerà in particolare i voli in Francia, Italia e Spagna (dove il taglio sarà dello 0,5%). I disagi più gravi vengono dalla cancellazione di alcune rotte nel periodo pasquale anche se la compagnia ha giù garantito cambi gratuiti di voli e rimborsi dei biglietti. “Questi aggiustamenti sono necessari per garantire stabilità operativa e continuare un servizio solido, minimizzando l’impatto mentre durerà in conflitto”, segnala la compagnia.

Il Golfo Persico è da decenni il crocevia dell’aviazione civile mondiale. La chiusura di questo spazio aereo provoca una strozzatura del corridoio da cui passano un terzo dei voli che transitano dall’Oriente all’Occidente. Ai voli cancellati si aggiungono quelli deviati per migliaia di chilometri per stare alla larga dai missili e dai droni del conflitto in Iran. La chiusura poi dello Stretto di Hormuz, come conseguenza della guerra, ha fatto schizzare i prezzi del carburante.