I pericoli cui sono esposti i minori online non sono solo responsabilità delle piattaforme ma anche dei genitori. E fingere che non sia così rischia di portare più danni che benefici. La nostra guida per ridurre i rischi

Mark Zuckerberg, attuale CEO di Meta

Genova - Di chi è la colpa, se un ragazzino di 13 anni fuma sigarette? Della Marlboro? Della Philip Morris? O forse di chi gliele ha vendute o di chi non ha impedito che le comprasse? Con chi ce la prendiamo, se una ragazzina di 14 anni beve due mojito in un bar sulla spiaggia? A chi è che la polizia chiede spiegazioni, se succede qualcosa? A chi produce il rum? Alla Schweppes? O forse a chi glieli ha venduti o a chi non ha vigilato su quello che stava facendo?

Allo stesso modo: di chi è la colpa se una quindicenne passa 16 ore al giorno su Instagram, cioè praticamente la totalità del suo tempo da sveglia? Davvero la responsabilità è di Meta? O forse il problema è l’assenza di controllo da parte dei genitori o tutori legali?

Se veramente i social sono come le sigarette o come l'alcol (è un paragone che nelle ultime settimane si sta facendo spesso), nel senso che possono essere pericolosi e possono dare dipendenza tanto quanto, allora come le sigarette e l'alcol dovrebbero essere trattati. Attribuendo correttamente le responsabilità degli eventuali abusi.