ROMA – L’accusa è una: l’algoritmo dei social network è studiato per creare dipendenza nei minori. Il processo è di quelli destinati a tracciare un confine netto tra un prima e un dopo. Il primo testimone è un pezzo da novanta di Big Tech: Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Meta, la holding alla quale fanno capo Facebook, Instagram e WhatsApp, che oggi sfilerà davanti ai giudici di Los Angeles nella causa intentata da una ventenne americana. Davide contro Golia.
Usa, storico processo ai social: “Danni alla salute dei giovani”. Denuncia di una diciannovenne
a cura della redazione Economia
Al centro del dibattimento, i danni alla salute mentale di giovani e giovanissimi che affrontano le acque tempestose delle piattaforme social. Per questo il caso potrebbe creare un precedente legale sul tema per migliaia di famiglie, americane e non solo, contro alcune tra le principali società della Silicon Valley.
Zuckerberg ha già deposto davanti al Congresso Usa, è vero, ma questa è la prima volta che affronta direttamente una giuria in un tribunale. E non è un caso che prima ancora di arrivare in aula, gli avvocati di Meta hanno cercato di escludere i residenti della California dalla giuria, perché ritenuti troppo ostili nei confronti di Mr. Facebook.











