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18 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:31

Un aula di tribunale, dodici giurati e un testimone d’eccellenza, Mark Zuckerberg. Il fondatore di Meta – che tra i suoi prodotti include Facebook, Messenger, Instagram, WhatsApp e Oculus – sale oggi sul banco dei testimoni per affrontare quello che gli analisti definiscono un processo “spartiacque” per l’intera Silicon Valley. Il Ceo della Big tech, 41 anni, dovrà rispondere di fronte a una giuria popolare di un’accusa pesantissima: aver deliberatamente progettato le sue piattaforme, Instagram e Facebook, per creare dipendenza nei minori a scopo di lucro. Sebbene il fondatore di Facebook sia abituato ai confronti pubblici, questa testimonianza segna un punto di svolta legale. È la prima volta che Zuckerberg non parla davanti a una commissione politica del Congresso, ma deve difendersi in un’aula di tribunale dai danni concreti attribuiti al design dei suoi prodotti.

Al centro del procedimento c’è la storia di Kaley G.M., una ventenne californiana che ha iniziato a frequentare i social media all’età di 6 anni (YouTube) e 11 anni (Instagram). La tesi dell’accusa è che la giovane sia rimasta vittima di un “aggancio” compulsivo causato da algoritmi e funzionalità studiate per massimizzare il tempo di permanenza, a scapito della salute mentale. Ansia, depressione e disturbi alimentari sono i danni citati nelle migliaia di denunce che attendono l’esito di questo processo pilota.