Ragazzini che creano profili diffamatori o condividono online contenuti intimi senza il consenso della vittima. E genitori sempre più spesso chiamati in giudizio per rispondere (in sede civile) dei danni causati dai propri figli utilizzando i social network o, comunque, internet. È uno degli effetti patologici dell’accesso alla rete e alla tecnologia, che emerge analizzando le più recenti decisioni dei giudici.
Internet offre ai giovani opportunità preziose, in termini di diffusione delle conoscenze e di strumenti di formazione, ma che si presta anche ad abusi. Le sentenze vanno nella direzione di un’applicazione estesa dell’obbligo di vigilanza da parte dei genitori, anche perché l’età di chi commette fatti illeciti online si sta abbassando drasticamente.
La situazione
Del resto, l’accesso alla rete e ai device da parte dei minorenni è sempre più precoce. Lo rivelano gli studi condotti negli ultimi anni da diverse realtà. A partire da Save the children che nel 2023 ha dedicato ai «Tempi digitali» il suo Atlante dell’infanzia, da cui emerge che il 44,6% dei minori tra i 6 e i 10 anni ha dichiarato di connettersi a internet quotidianamente. Secondo le rilevazioni Istat, il 36,3% dei ragazzini tra gli 11 e i 13 anni è online con gli amici continuamente o più volte al giorno, mentre tra i 14 e i 16 anni la quota cresce al 52,4 per cento.






