“Se nemmeno le poche regole che esistono vengono rispettate, allora ci si chiede perché”: per Stefano Rulli, sceneggiatore e presidente di 100autori, il caso dell’esclusione del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo dai contributi selettivi del Mic è “una contraddizione evidente”, che mette in discussione criteri, commissioni e senso stesso dell’intervento pubblico nel cinema.

Le associazioni di autori (100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC, ACMF) hanno chiesto un confronto urgente dopo la pubblicazione delle graduatorie 2026, esprimendo sorpresa per l’esclusione di opere considerate tra le più rilevanti, a partire dal film di Simone Manetti sul caso Regeni, già presentato e riconosciuto in numerosi festival.

Stefano Rulli

Questa vicenda cosa rappresenta secondo lei?

“A mio parere esprime in modo quasi plastico una contraddizione. Da un lato esiste una regola che prevede il riconoscimento della validità artistica e culturale di un’opera. Nel caso del documentario su Regeni, anche restando solo sul piano estetico, parliamo comunque di un buon film. Ma soprattutto è evidente che un lavoro su quella vicenda abbia un valore dal punto di vista dell’informazione, della controinformazione e della rilevanza nazionale, perché riguarda un cittadino italiano e una ferita ancora aperta. Tutto questo avrebbe dovuto portare a una valutazione positiva. Le regole sono già poche e difficili da applicare, ma se nemmeno quelle vengono rispettate quando ci sono, allora ci si chiede perché”.