Allergia al latte. O, meglio, alle proteine del latte. Che è una cosa profondamente diversa – e ben più grave – dell’intolleranza al lattosio, lo zucchero del latte. L’intolleranza ha sintomi meno severi che si possono tenere sotto controllo semplicemente ricorrendo ad alimenti delattosati. L’allergia invece può anche uccidere. E poiché sono relativamente pochi gli adulti allergici alle proteine del latte – poiché la diagnosi è prevalentemente nei bambini dallo svezzamento in poi, che in buona parte guariscono spontaneamente – se un adulto è allergico vuol dire che la sua allergia è grave, e uno sgarro può condurre anche alla morte.
Dottor Vincenzo Patella, presidente di Siaaic (società italiana allergologia, asma e immunologia clinica), la ragazza morta ad Ostia aveva dunque una grave allergia al latte?
"Certo, sapeva perfettamente di essere allergica e di avere una forma grave, perché le forme lievi, che incidono tra il 3 e il 5%, si diagnosticano nei bambini piccoli e si perdono crescendo. Resta un 1% circa, le forme più gravi, che continuano anche negli adulti. Forme talmente sensibili che spesso si può avere una reazione persino con i vapori dell’alimento: abbiamo avuto un caso in un caseificio. Le forme più gravi però sono anche immediatamente riconoscibili”.







