Premessa metodologica: tutto ciò che è fede qui non c’entra nulla. Il rispetto è massimo, come la consapevolezza di non avere strumento alcuno per intrecciare queste 2.700 battute con la resurrezione di Gesù Cristo. Le conseguenze di una famiglia atea e di una crassa ignoranza religiosa, cruccio - l’ignoranza sul tema con cui convivo da tempo. Premessa necessaria perché scopro che l’uovo di Pasqua, almeno l’originario, ha connotazioni profondamente cristiane, un simbolismo preciso ed evocativo. Il mio approccio all’uovo, però, è sempre stato scevro da tali premesse. Per me azzarderei come per tutti i miei contemporanei- l’uovo è soltanto cioccolato. Anzi, è come le mimose a San Valentino e San Valentino stesso: una vacuità pacchiana e stereotipica.

Il punto è che trovo l’uovo di Pasqua di una tristezza unica, conformismo avvilente. E ripeto: il significato originario non c’entra poiché lo ignoro. In primis l’incarto: squallida stagnola, alluminio, imbarazzanti carte plastificate, retini altrettanto plasticosi, nastri e fiocchetti che soltanto i chihuahua. Il pensiero, con cupa disperazione, corre subito a bomboniere & confetti. Poi la qualità del cioccolato: trattandosi di trappola per allocchi risulta scadente, sproporzionata rispetto al prezzo.