VITTORIO VENETO - Com’è dolce la Pasqua, un anno dopo. I vasetti di miele confezionati per le bomboniere degli sposi, i biscotti decorati a forma di coniglio e cotti nel forno della cucina, le uova di cioccolato donate da tanti amici generosi. Come il benefattore che ha messo a disposizione una villa ottocentesca, nella campagna trevigiana, per accogliere le suore in fuga dal convento di Vittorio Veneto. Era il 7 aprile 2025: dopo una sfilza di visite canoniche straordinarie, fin da quella dell’abate generale Mauro-Giuseppe Lepori da cui scaturirono le tensioni, il dicastero per gli Istituti di vita consacrata commissariava il monastero dei Santi Gervasio e Protasio, a cui nel lunedì dell’Angelo veniva notificato il decreto pontificio per l’insediamento della reggente Martha Driscoll. «Non potrò mai dimenticare di aver ricevuto la lettera che mi cacciava nel giorno del Venerdì Santo: mi sono sentita tradita da chi avrebbe dovuto custodirmi, è stato come entrare nella Passione del Signore», confida madre Aline Pereira Ghammachi, l’ex abbadessa che da allora guida quella che a San Vendemiano è chiamata «una comunità di sorellanza».

Definizione femminista. Si considera tale?

«No. Ma vedo che la donna deve lottare per avere il suo posto nella società. È successo anche a me, per l’invidia e la gelosia».