È trascorso il primo quadrimestre del 2026 e la borsa americana, un po’ come tutte, ha sofferto soprattutto a causa della guerra nel Golfo. L’indice S&P 500 è arretrato del 4,63%. Ma questo indice è una media. Ad esempio il comparto energia è cresciuto del 37,24%. Il future sul greggio scambiato alla NYMEX (la borsa merci di New York) ha addirittura segnato un +76,56%. Quello sulla benzina +94,22%. E quello sul diesel ha registrato un +96,33%. Nessun benchmark ha fatto meglio. Fin qui nessuna sorpresa. Ci sarebbe da chiedersi perché la benzina ed il diesel siano più “preziosi” del petrolio. E fra poco ci daremo una spiegazione. Spoiler: convincente. Ma la cosa più sorprendente è che l’indice che ha fatto peggio di tutti è stato quello sul gas naturale: -21,76%. Superato in territorio negativo solo dal cacao (-45,59%).

Tre sono le considerazioni da fare. Premesso che stiamo parlando di dati americani riportati dal Wall Street Journal, anche i dati più negativi, come quello della borsa americana nel suo complesso, sembrano correzioni fisiologiche e non da apocalisse. Insomma gli investitori continuano a ritenere che la situazione nel Golfo potrebbe volgere al meglio. La seconda considerazione è che la benzina ed il diesel sono più preziosi del greggio. Il che ha una sua logica dal momento che le materie prime (nella fattispecie il petrolio) non va semplicemente estratto ma anche e soprattutto lavorato (anzi raffinato) per arrivare al carburante che mettiamo nel serbatoio. E infine che non tutte le materie prime legate al comparto energia sono toccate in egual misura, o comunque con lo stesso segno, dalla volatilità. In altre parole ci troviamo di fronte a shock non simmetrici. Il che rende questa crisi anomala e comunque diversa a quella vissuta nel 2022 a seguito dell’invasione russa in Ucraina quando tutte le materie prime (petrolio, gas e carbone) videro impennarsi le quotazioni.