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Le sue poesie soffertissime sono state un punto di riferimento anche per Cormac McCarthy
In una delle sue rare, leggendarie interviste, Cormac McCarthy dice di essere stato influenzato da Moby Dick e dai Fratelli Karamazov, "perché si occupano essenzialmente della vita e della morte" apprezzava i romanzi di Faulkner. A Marcel Proust e Henry James romanzieri in cui non trovava nulla di interessante preferiva la King James, la Bibbia di re Giacomo, massimo esempio della lingua inglese, al contempo limpida e sanguinaria, un Leviatano di cristallo. Era l'aprile del 1992, Cormac McCarthy aveva appena pubblicato Cavalli selvaggi e in quell'intervista rilasciata a Richard B. Woodward del New York Times, dal titolo folgorante Cormac McCarthy's Venomous Fiction , il più grande scrittore degli Stati Uniti d'America dettava la propria agiografia.
Negli anni, l'immagine di McCarthy avrebbe confermato quell'antico ritratto.






