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Rivoluzionario e profeta, scrisse poesie formidabili. Dylan Thomas lo amava, George Orwell lo temeva
Whalsay è una minuscola isola delle Shetland, a tratti inaccessibile. In sette chilometri quadrati e mezzo abitano circa mille umani. A Whalsay si vive per lo più di pesca: esiste una squadra di calcio che gioca a livello amatoriale, qualcuno ha costruito in questo "nessundove" un campo da golf. Whalsay vuol dire "isola delle balene"; dicono che l'uomo sia approdato lassù nel Neolitico.
Negli anni Trenta, uno dei più formidabili poeti del secolo al secolo: Christopher Murray Grieve, nato a Langholm nel 1892 si ritira a Whalsay. Vuole apprendere un linguaggio nuovo. Vuole sentire i sussurri delle pietre. Si costruisce un vocabolario autarchico, tutto per sé, che mescola il gergo dei balenieri all'urlo delle sule. "Leggenda vuole che avesse trascorso tre giorni sulla spiaggia di West Linga dormendo in una grotta e appuntandosi ogni tipo di osservazione sulla geologia del posto, sui colori delle pietre e sui mutamenti di luce di quel cielo nordico" (Marco Fazzini). Era il 1933. L'anno dopo il poeta pubblica Stony Limits and Other Poems. In quella raccolta spicca il capolavoro. On a Raised Beach.






