Non è la forma di tumore al polmone più diffusa, ma sicuramente è quella più aggressiva e difficile da trattare. Il carcinoma polmonare a piccole cellule (Sclc) rappresenta infatti circa il 15% di tutti i tumori polmonari ed è caratterizzato da crescita rapida, elevata aggressività e diagnosi spesso tardiva. In questo scenario arriva oggi in Europa una nuova opzione terapeutica: la combinazione di lurbinectedina e atezolizumab come terapia di mantenimento di prima linea nei pazienti adulti con malattia in stadio avanzato. La nuova terapia ha ottenuto il parere positivo per l’approvazione da parte del Comitato per i Medicinali per Uso Umano (Chmp) dell’Agenzia Europea per i Medicinali.
Un passo avanti in un’area a forte bisogno clinico
Ogni anno, in Europa, si registrano circa 62.000 nuovi casi di carcinoma polmonare a piccole cellule, la maggiore parte dei quali diagnosticato già in fase avanzata. In questo contesto, le opzioni terapeutiche sono rimaste limitate per decenni, soprattutto nella fase di mantenimento dopo la terapia iniziale. “Il carcinoma polmonare a piccole cellule continua a rappresentare una delle neoplasie più aggressive e con il più alto bisogno clinico, soprattutto per quanto riguarda lo stadio avanzato di malattia – commenta Silvia Novello, Direttrice della Struttura Complessa a direzione universitaria di Oncologia Medica dell’Ospedale San Luigi di Orbassano e Professoressa Ordinaria di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Torino – Il parere positivo del Chmp su lurbinectedina in combinazione con l’immunoterapia rappresenta un passaggio davvero rilevante, perché introduce una nuova opportunità terapeutica in un setting in cui le opzioni sono state finora e per troppo tempo limitate. Si tratta di un avanzamento importante che potrebbe contribuire a ridefinire l’approccio terapeutico e offrire nuove prospettive concrete per questi pazienti”.











