Per poco più di 1.600 progetti il taglio deciso dal governo ai fondi del piano Transizione 5.0 significa un micro-bonus pari ad appena il 12,25% dell’investimento.
L’analisi della relazione tecnica allegata al decreto fiscale, con il quale il 27 marzo il Consiglio dei ministri ha varato la misura contestatissima in queste ore da tutte le associazioni imprenditoriali, consente di dare una dimensione netta al danno procurato ad aziende che, avendo tutti i requisiti tecnici, erano legittimamente in attesa del credito d’imposta.
Sono arrivate in tutto 7.417 richieste (alcune imprese hanno presentato più di un progetto) per un totale di 1,65 miliardi di euro di credito d’imposta. Tuttavia la tagliola introdotta dal decreto fiscale limita il calcolo ai soli investimenti in beni strumentali (più i costi per le certificazioni) escludendo tutte le spese per i sistemi di gestione energetica e per gli impianti da fonti rinnovabili. E si scende così a 1,53 miliardi. A fronte però delle risorse messe a disposizione dal governo (537 milioni rispetto agli 1,3 miliardi inizialmente stanziati nella legge di bilancio) il credito d’imposta effettivo, per ogni richiesta, è pari solo al 35% di quello spettante.












