Il decreto Fisco approvato venerdì scorso in Consiglio dei ministri con una mano dà alle aziende e con l'altra toglie. Come atteso il provvedimento elimina il vincolo del Made in Europe sui beni strumentali acquistati dalle imprese e che danno accesso all'iper-ammortamento, la maxi-deduzione fiscale sugli investimenti industriali.
A sorpresa, il tessuto produttivo italiano dovrà però ora fare i conti con una sforbiciata al credito d'imposta di Transizione 5.0. Le risorse si riducono di un terzo. I possibili beneficiari devono fare i conti con l'eventualità che il governo debba trovare nuove risorse per sostenere economia e famiglie in caso di ulteriori impennate dei prezzi causate dalla guerra nel Golfo Persico. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, evoca la figura degli esodati. Imprese che attendevano un determinato bonus e che invece si troveranno con una cifra molto più bassa. Per Viale dell'Astronomia «è un segnale che non può essere ignorato». La richiesta è di un tavolo di confronto che coinvolga Mef, ministero delle Imprese e Affari europei.
Il governo si era già portato avanti annunciando subito dopo il Cdm la volontà di convocare le imprese per capire cosa si potrà fare in Parlamento per correggere il testo, qualora ci siano le risorse necessarie. Anche dentro la compagine dei ministri la sforbiciata ha lasciato strascichi. I resoconti riferiscono di un confronto acceso tra i ministeri dell'Economia e delle Imprese. Adolfo Urso, titolare del dicastero delle Imprese ha provato a difendere gli impegni presi con il mondo produttivo lo scorso autunno e che ora rischiano di andare disattesi. A novembre alle imprese era stato detto di fare gli investimenti e che i soldi sarebbero stati trovati, rinviando le scadenze per poter prenotare i crediti d'imposta.












