Un taglio totalmente imprevisto che cambia improvvisamente le carte in tavola, manda su tutte le furie Confindustria e crea tensione anche all'interno del governo.

Tra rinvio della tassa sui pacchi, estensione dell'iperammortamento, posticipo della ritenuta d'acconto per le agenzie di viaggio - tutte misure ampiamente annunciate - il decreto fiscale approvato dal consiglio dei ministri porta con sé anche una drastica riduzione degli incentivi di Transizione 5.0. Le imprese rimaste in attesa delle agevolazioni, le stesse che l'esecutivo aveva più volte rassicurato, subiranno un taglio del 65% del credito d'imposta. Non solo, gli investimenti negli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza, proprio quelli made in Italy e non in China che le aziende erano state spinte ad acquistare, non rientreranno più tra quelli agevolabili.

Troppo per gli industriali, che in un'accesa dichiarazione affidata al vicepresidente Marco Novicelli, attaccano il governo, accusandolo di minare "profondamente la fiducia delle imprese" e di scoraggiare "chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia". Le cosiddette aziende 'esodate' dal Piano Transizione 5.0, terminato a fine dicembre 2025, si erano infatti viste garantire nel corso dell'iter della legge di bilancio un cospicuo stanziamento di risorse, in modo da poter finanziare i progetti regolarmente presentati nei tempi previsti. Nella manovra i fondi sono stati trovati, ma nel decreto appena approvato sono stati inaspettatamente decurtati, in modo "molto penalizzante", lamenta Novicelli, seguito a ruota dai comunicati arrivati dalle Confindustrie regionali, Veneto e Piemonte in primis.