CESSALTO (TREVISO) - Aveva investito ben oltre un milione di euro, contando in un ritorno di oltre 500mila attraverso il credito d’imposta. Salvo poi scoprire che saranno solo 200mila quelli che riuscirà sicuramente a portare a casa. A meno che il Governo non faccia retromarcia sul decreto fiscale, che taglia bruscamente le risorse destinate al piano Transizione 5.0. Protagonista di questa storia è il gruppo trevigiano Bfr di Cessalto, uno dei tanti “esodati” del piano Transizione 5.0. Ovvero quelle imprese che hanno presentato domanda di accesso alla misura tra il 7 e il 27 novembre, convinte di accedervi alle stesse condizioni (in termini di credito di imposta) di chi aveva presentato prima la propria istanza. Ma che si sono trovate a fare i conti con una drastica riduzione delle coperture. E lo hanno scoperto pochi giorni fa: doccia fredda. «L’anno scorso – racconta il presidente di Bfr, Aldo Rivaben –, per entrare in nuovi mercati con l’obiettivo di diversificare rispetto ai settori siderurgico e dell’auto, che vivono una fase complessa, abbiamo pianificato il nostro ingresso nel comparto energetico. Uno dei pochi che attualmente sta tirando». Con 21 milioni di fatturato, 150 dipendenti, Bfr da oltre 35 anni è attiva nelle lavorazioni meccaniche di precisione medio-pesanti e nella costruzione macchine: particolari per turbine a vapore, macchine a controllo numerico, innovativi impianti di verniciatura. Lavora sia su progetti esterni che interni. «A noi che siamo sulla meccanica medio-pesante - spiega l’imprenditore -, si addice molto l’ingresso nel comparto energetico, ma bisognava fare scelte e investimenti importanti. Avere personale preparato e attrezzature in grado garantire altissimi livelli di precisione».