Che c’azzecca l’aritmia più comune che può aumentare anche di cinque volte il rischio di ictus con la patologia cronica del cuore che sta diventando una vera e propria epidemia nella terza età? Probabilmente più di quanto si sospetti. Perché ci sarebbe un unico regolatore genetico e meccanismi molecolari comuni a dettare lo sviluppo della fibrillazione atriale e dell’insufficienza cardiaca, tanto da fare ipotizzare in futuro anche strategie di cura simili. Il tutto, oltre quello che già l’epidemiologia ha insegnato, ovvero che le persone con insufficienza cardiaca hanno una probabilità molto maggiore di soffrire di fibrillazione atriale, e viceversa.
Non solo: anche la prognosi tende a peggiorare in presenza delle due comorbilità. Ad accendere le luce sugli invisibili rapporti tra l’aritmia e lo scompenso è una ricerca apparsa su Nature Cardiovascular Research, coordinata da Ivan Moskowitz dell’Università di Chicago. In comune, in particolare, ci sarebbe una sorta di intersezione invisibile legata al gene TBX5.
Fibrillazione atriale per lui, tachicardia per lei: così il genere incide sul ritmo del cuore
Due malattie dall’origine comune
Lo studio ha preso in esame appunto il gene TBX5, considerato un regolatore trascrizionale capace di controllare quali geni vengono attivati o disattivati in un particolare momento. Quando i livelli di TBX5 diminuiscono nell'atrio, si altera la normale espressione genica necessaria per la stabilità del ritmo cardiaco. Nei modelli sperimentali però gli esperti hanno visto di più: in un modello di fibrillazione atriale creato rimuovendo il TBX5 dagli atri si osservano alterazioni dell'espressione genica quasi identiche a quelle rilevate nell'insufficienza cardiaca.







