Prendete il polso. E abituatevi a misurare i battiti, a riposo. In questo modo potrete capire se il cuore sta andando troppo veloce. Se si superano i 90-100 battiti al minuto, la frequenza cardiaca va indagata dal medico. L’eccesso di velocità potrebbe anche celare una fibrillazione atriale, l’aritmia più diffusa nella popolazione, che espone ad un incremento di rischio di ictus cerebrale fino a cinque volte. Attenzione però. Se fino a questo punto non ci sono novità, ora emerge che anche il cuore bradicardico, che ha una frequenza inferiore ai 50 battiti al minuto, può rappresentare un fattore di rischio per l’ictus cerebrale. E se l’eccessiva “velocità” dei battiti incrementerebbe il pericolo dell’incidente cerebrovascolare addirittura del 45% rispetto alla frequenza media compresa tra 60 e 69 battiti al minuto, se si sta sotto i 50 di frequenza il rischio salirebbe del 25%. A segnalare questo pericolo, che ripropone la necessità di monitorare la frequenza cardiaca, è una ricerca condotta da ricercatori dell'Imperial College London coordinata da Dexter Penn, che viene presentata alla European Stroke Organisation Conference 2026 in programma a Maastricht.

Ictus e depressione: per sapere se rischiamo controlliamo (anche) i battiti notturni del cuore