Massima efficacia ed effetti collaterali praticamente assenti. Quando si studia una terapia o si impianta un dispositivo come un pacemaker o una valvola, è questo l’obiettivo dello specialista. Ma attenzione. Nella vita reale, ogni persona (e quindi ogni cuore) è diversa/diverso da un altro. Contano ad esempio l’età, il genere visto che nelle donne l’organo tende ad essere più piccolo, gli stili di vita. il cuore di una persona che soffre di ipertensione o ha valori di colesterolo e glicemia elevati tende ovviamente ad assumere specifiche caratteristiche anatomiche e funzionali. E per chi non svolge attività fisica è da anni sovrappeso, atri e ventricoli possono risentire della situazione. Insomma, per arrivare alla terapia più indicata caso per caso, anche in termini di device, bisognerebbe prima testare su ogni organo la potenziale risposta al trattamento.

Questo sogno, almeno per caratteristiche generali, potrebbe diventare realtà. Perché se non si può parlare proprio di “copia conforme” al cuore di ogni persone presente sulla terra, i quasi 4.000 gemelli digitali messi a punto dagli studiosi del King's College di Londra, dell'Imperial College della capitale inglese e dell'Alan Turing Institute diventano uno strumento per capire cosa accade al cuore in presenza di fattori di rischio specifici. E soprattutto in futuro potranno diventare (forse) veri e propri modelli su cui testare eventuali terapie, partendo da parametri come età, genere e stile di vita che possono influenzare i rischi di infarto, ictus e insufficienza cardiaca oltre che di aritmie.