Lo sappiamo. In caso d’infarto, l’ischemia protratta porta a morte un numero più o meno grande di cellule del vengono sostituite da piccole cicatrici, che ovviamente non sono in grado di far passare il segnale elettrico che corre costantemente lungo il muscolo cardiaco e regola i battiti. Così possono nascere aritmie potenzialmente anche mortali, come la fibrillazione ventricolare, con il ventricolo sinistro che battendo all’impazzata perde la sua funzione, non invia il sangue all’organismo ed allo stesso cuore e quindi la circolazione si blocca.

È quello che accade in caso di arresto cardiaco. In futuro, forse, grazie ad una terapia genica sarà possibile continuare a mantenere il passaggio del segnale elettrico anche nelle aree in cui si è verificata la lesione. Lo fa sperare (siamo davvero solo all’inizio del percorso) una ricerca pubblicata su Journal of Physiology, condotta dagli esperti dell'Ospedale Universitario di Bonn e dell'Università di Bonn.

Gli studiosi hanno provato a ripristinare parzialmente la conduzione elettrica nel tessuto cicatriziale grazie ad una terapia genica che va a migliorare le prestazioni della proteina della giunzione comunicante (chiamata connessina 43), nell'area cicatriziale. Nei topi, gli studiosi sono riusciti a a ridurre significativamente la frequenza delle aritmie nei cuori lesionati.