PADOVA - La lunga battaglia legale per l’eredità milionaria della famiglia Sgaravatti si arricchisce di due nuovi capitoli. Il primo: dopo l’apertura del fascicolo con l’ipotesi di reato di circonvenzione d’incapace, il pubblico ministero Sergio Dini ha chiesto l’archiviazione. Il secondo: due cugine della vedova Sgaravatti hanno deciso di presentare opposizione. Ora la palla è in mano al gip. Dopo tre anni e mezzo di denunce, indagini e perizie, la saga continua.
L’inchiesta aperta dalla Procura di Padova nel novembre 2022 - passata da un pm all’altro fino ad arrivare a Sergio Dini – riguarda il patrimonio di una famiglia decisamente nota in città. Gli Sgaravatti rappresentano infatti un colosso del florovivaismo in grado di conquistare il mondo tra gli anni Cinquanta e Ottanta ornando le sedi ministeriali e creando giardini per tutti.
Quando la ricchezza famigliare diventa enorme, però, spesso ci si divide. La battaglia legale riguarda il ramo d’azienda di Alberto Sgaravatti, morto nel 2019 a 91 anni lasciando alla moglie Renata Cappellato l’intero patrimonio stimato in 100 milioni di euro. La vedova Sgaravatti se n’è andata poco dopo, nel 2020, a 75 anni. Non aveva figli e prima di morire ha scritto due testamenti a distanza di un anno. Quale fa fede? Si gioca tutto qui.






