PADOVA - Dopo la Procura si attiva anche la Soprintendenza. Dopo i magistrati e gli avvocati, ora entrano in campo gli esperti delle Belle Arti. È il nuovo capitolo della saga infinita sull’eredità della famiglia Sgaravatti. Al quarto piano del Palazzo di Giustizia è aperto un fascicolo per capire a chi spetta quell'enorme patrimonio conteso, ma intanto una parte del tesoro sarebbe in stato di totale abbandono. Per verificarlo si sono messi al lavoro i funzionari dell’ente ministeriale.
Non parliamo di una famiglia qualunque. I padovani Sgaravatti rappresentano un colosso del florovivaismo in grado di conquistare il mondo tra gli anni Cinquanta e Ottanta. L’asse ereditario conteso ha un valore stimato di 100 milioni di euro. Troviamo decine di ettari di vivai, una collezione di 15 bolidi d’epoca e una serie di quadri pregiati ma anche uffici, capannoni, un palazzo in Prato della Valle e soprattutto la storica villa Morosini Sgaravatti affrescata dalla scuola del Tiepolo a Saonara, piccolo comune alle porte di Padova.
Ora l’attenzione si concentra proprio sulla villa, residenza estiva degli Sgaravatti, risalente al Settecento e valutata quasi due milioni di euro. Una dimora di tre piani con opere d’arte da favola, saloni da mille e una notte, un giardino monumentale e una chiesetta. Ha vissuto un’epoca d’oro tra grande sfarzo e ospiti illustri (molti ricordano le grandi feste fatte al piano nobile fino agli anni Ottanta), ma da cinque anni, da quando è morta la vedova Sgaravatti, è rimasta desolatamente vuota. Quello che un tempo era un parco perfetto oggi ospita una vegetazione fitta e selvaggia, intanto un pilastro è caduto e anche le coperture dei tetti risulterebbero danneggiate. «Sono preoccupata per le condizioni della villa che è un bene vincolato - aveva spiegato due mesi fa Michela Lazzaro, sindaca di Saonara -. È vero che parliamo di un immobile privato, ma rappresenta un patrimonio storico del nostro comune».






