PADOVA - L'inchiesta è entrata nel vivo e vede già i primi indagati, ma intanto in Procura continuano ad essere depositati nuovi documenti. Due in particolare: una richiesta di sequestro dei beni e una memoria che ne evidenzia lo stato di incuria e abbandono. Sono gli ultimi atti della battaglia per l'eredità da 100 milioni della famiglia Sgaravatti, una battaglia che vede contrapposti da un lato due ex dipendenti e dall'altro due coniugi vecchi amici di famiglia. La vicenda è nota: la vedova Sgaravatti, morta di malattia nel 2020, ha firmato due testamenti nel giro di un anno. Sono entrambi regolari? Quale fa fede? La magistratura indaga e la vicenda si arricchisce di altri capitoli.

Gli Sgaravatti rappresentano un colosso del florovivaismo in grado di conquistare il mondo tra gli anni Cinquanta e Ottanta. L'attuale guerra legale è legata al ramo d'azienda di Alberto Sgaravatti, morto nel 2019 lasciando tutto alla moglie Renata Cappellato. La donna se n'è andata un anno dopo, non aveva figli e prima di morire ha scritto due testamenti: nel primo ha lasciato l'intero patrimonio a due ex dipendenti, nel secondo ha affidato ogni proprietà ad una donna padovana, moglie di un avvocato. Per legge dovrebbe avere valore solamente quest'ultimo atto, ma l'ex dipendente - beneficiario del primo testamento - ha presentato un esposto contro i coniugi accusandoli di circonvenzione d'incapace: «Quando ha firmato l'ultimo testamento, la donna non era più in grado di intendere e di volere». Come se la vicenda non fosse già abbastanza intricata, sono spuntate anche due cugine veronesi che si sono rivolte alla Procura per appurare se i due testamenti sono regolari. L'inchiesta è coperta da totale riservatezza ma nei giorni scorsi è emerso che gli indagati sono più di uno.