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Ultimo aggiornamento: 9:49
Vittorio Sgarbi è tornato a far parlare di sé per le vicende private – la salute, le pretese della figlia – mentre delle inchieste a suo carico si erano perse le tracce. Da Reggio Emilia arriva però la svolta: la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio sulla madre di tutte le inchieste, quella sul dipinto di Rutilio Manetti “La cattura di San Pietro”, rubato nel 2013 dal castello di Buriasco e ricomparso anni dopo in una mostra a Lucca come proprietà di Sgarbi.
Fu una rocambolesca inchiesta del Fatto e di Report a ricostruire la storia: dalla scomparsa dell’opera alla sua alterazione con la famosa candela spuntata sulla tela. Ieri si è celebrata l’udienza a porte chiuse. L’indagine, nata a Macerata per competenza territoriale, è stata trasferita a Reggio Emilia perché lì avvenne l’alterazione del quadro, opera del pittore Lino Frongia, non indagato.
Del fascicolo – spiega la Gazzetta di Reggio – si è occupato personalmente il procuratore capo Calogero Gaetano Paci insieme al sostituto Maria Rita Pantani, ieri presente in aula. Scontata la richiesta di rinvio a giudizio con la mole di indizi portati dai giornalisti e dal Nucleo Tutela Patrimonio di Roma. Sgarbi rischia una condanna fino a 12 anni.






