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Ultimo aggiornamento: 18:44
L’accusa aveva chiesto tre anni e quattro mesi di carcere. Invece Vittorio Sgarbi è stato assolto a Reggio Emilia, in abbreviato, dall’accusa di riciclaggio per il caso del quadro di Rutilio Manetti, La cattura di San Pietro. L’assoluzione è stata pronunciata dal gup con la formula della vecchia “insufficienza di prove”, nonostante la Procura reggiana guidata da Gaetano Calogero Paci avesse chiesto una condanna a 40 mesi di reclusione. I magistrati, convinti della solidità dell’impianto accusatorio, attendono ora il deposito delle motivazioni per valutare l’impugnazione della sentenza.
L’inchiesta era partita a Macerata — dove Sgarbi ha domicilio, a San Severino Marche, di cui fu sindaco — per poi essere trasferita a Reggio Emilia. A far scattare gli accertamenti erano state le dichiarazioni del pittore reggiano Lino Frongia, che agli investigatori, ma anche alle telecamere di Report e al Fatto Quotidiano — dalle cui inchieste erano nate le indagini — raccontò di aver aggiunto una candela al dipinto su incarico del critico d’arte.
Secondo l’accusa, l’opera era stata rubata nel febbraio 2013 dal castello di Buriasco, nel Torinese, per poi riapparire nel 2021: una riproduzione 3D realizzata, stando ai carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Roma che hanno condotto le indagini, da un laboratorio grafico di Correggio, nel Reggiano. Il dipinto fu presentato come inedito di Manetti e di proprietà di Sgarbi alla mostra “I pittori della luce”, a Lucca, da lui curata. Sgarbi era rimasto imputato solo per riciclaggio: le accuse di contraffazione di beni culturali e di autoriciclaggio erano state archiviate.












