La Toscana chiude la settimana delle “Anteprime” di gran parte dei suoi vini più conosciuti, dal Chianti al Morellino, dal Chianti Classico al Nobile di Montepulciano, con una certezza e qualche interrogativo. La certezza è che il mercato dei vini rossi “strutturati”, da sempre trainante per la regione, non tira più come in passato: non solo perché a livello internazionale ci sono tensioni di vario tipo, ma anche perché i gusti dei consumatori stanno cambiando.

È così che nel 2025, secondo le stime Ismea, l’export di vini toscani fermi Dop in bottiglia è sceso dell’8% in valore, passando da 1,2 a 1,1 miliardi di euro, a fronte di una sostanziale stabilità (+0,7%) dei volumi, registrando un andamento peggiore della media italiana (-2,1% in valore, +1,6% in volume).

La spiegazione più plausibile è che i produttori, preoccupati per la crescita delle giacenze in cantina, abbiano abbassato i prezzi per cercare di mantenere le quote di mercato. I dati delle fascette di Stato richieste per l’imbottigliamento (fonte Avito, l’associazione Vini Toscana Dop e Igp) indicano -3% nel 2025 rispetto all’anno precedente. «Si è aperto un 2026 che sarà ancora più difficile dell’anno passato», ha detto Andrea Rossi, presidente di Avito.