C’è un paradosso che racconta bene lo stato di salute del vino toscano: la spesa destinata a comprare il vino dal 2021 al 2025 è scesa leggermente in volume, ma il valore degli acquisti dei consumatori tra i 35 e i 45 anni è cresciuta del 24%. In pratica si compra leggermente meno, ma si scelgono vini di qualità (e prezzo) superiore. E i protagonisti di questo fenomeno sono soprattutto i millennial più maturi. È il segno di una transizione già in atto: meno volume, più valore.
Se si guarda invece all’export, nei primi 10 minuti del 2025, il vino uscito dal nostro Paese destinato l’estero in tutto segna un -8%.
A PrimAnteprima 2026, manifestazione che inaugura il calendario delle Anteprime del Vino di Toscana (dal 14 al 20 febbraio), al Cinema La Compagnia di Firenze, i numeri hanno preso il posto degli slogan. Il sistema vitivinicolo regionale conta 12.324 aziende e oltre 60mila ettari vitati, con un’incidenza del 12% sul valore totale della produzione agricola toscana (contro il 9% della media nazionale). Ma il dato più distintivo resta la qualità certificata: il 97% dei vigneti è iscritto a denominazioni Dop, a fronte di una media italiana ferma al 65%. In commercio, significa che 9 bottiglie su 10 rientrano in una denominazione.







