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Ultimo aggiornamento: 11:40

E adesso si nomini un sottosegretario alla Giustizia che faccia finalmente respirare le carceri! Come si ricorderà, il dimissionario Andrea Delmastro si vantava di non lasciar respirare i detenuti, in uno sfoggio della peggiore cultura della pena come annientamento della dignità della persona.

Dall’insediamento dell’attuale governo, il sistema penale è diventato sempre più lo strumento della restrizione degli spazi di libertà, della criminalizzazione del dissenso, della persecuzione delle povertà. E il sistema penitenziario è diventato il luogo della neutralizzazione. Un contenitore di corpi chiuso su se stesso, dove lo sguardo della società esterna fa sempre più fatica a penetrare, dove non si costruiscono percorsi di reintegrazione sociale bensì si persegue l’asfissia dell’individuo. Basti pensare alla cima dell’iceberg: in nome di una insensata sicurezza (i fratelli Taviani si erano forse sentiti insicuri?), è stata cancellata l’esperienza che valse all’Italia un Orso d’Oro al Festival di Berlino con il film Cesare deve morire, che raccontava della compagnia teatrale di Rebibbia guidata dal regista Fabio Cavalli, dalla quale uscirono attori di fama nazionale come ad esempio Salvatore Striano.