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24 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 19:20
“Per me è un’intima gioia l’idea di far sapere ai cittadini come non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato”, cioè il vetro dell’auto della Polizia penitenziaria. Gli affari con i prestanome del clan Senese, che alla fine lo hanno costretto a dimettersi, non sono il primo guaio in cui si caccia il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. La frase che precede, per dire, l’aveva pronunciata alla presentazione di una nuova auto blindata per il trasporto di detenuti, scatenando un vespaio di polemiche da parte delle opposizioni.
Ma forse questa uscita un po’ avventata è persino il problema meno grave che l’esponente di Fratelli d’Italia ha causato al governo. L’imbarazzo peggiore, prima dello scandalo svelato dal Fatto sulla “Bisteccheria d’Italia”, era il processo in cui è stato condannato a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio: sfruttando il suo ruolo al governo, aveva procurato al compagno di partito Giovanni Donzelli documenti riservati sui colloqui in carcere al 41-bis dell’anarchico Alfredo Cospito. Materiale che poi Donzelli aveva usato in Aula per attaccare i deputati del Partito democratico che avevano fatto visita a Cospito, in quel momento in sciopero della fame.















