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20 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:09
“La vicenda che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia è gravissima. È un punto di rottura istituzionale che non può essere minimizzato né archiviato con il silenzio”. Dalla magistratura associata arriva la prima reazione alla vicenda che di ora in ora sta mettendo sempre più in difficoltà Andrea Delmastro. E a intervenire non è una delle correnti delle “toghe rosse”, ma la Direzione nazionale di UniCost (Unità per la Costituzione), gruppo che riunisce giudici e pm di orientamento moderato-centrista. “Mentre c’è in gioco un referendum che mette a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, e in cui i toni inquisitori verso i magistrati sono a livelli mai raggiunti prima, apprendiamo che uno degli uomini di punta del governo era in rapporti d’affari con personaggi legati a uno dei clan mafiosi più attivi, anche nell’infiltrazione nelle attività economiche, nel nostro Paese e con proiezioni internazionali”, afferma l’associazione in una nota. “Il punto ancora più inquietante, però, è il silenzio. Nessuna presa di distanza netta, nessuna parola chiarificatrice, nessuna assunzione di responsabilità. Questo vuoto pesa quanto, se non più, dei fatti stessi, perché legittima, normalizza e rende accettabile ciò che dovrebbe essere respinto con fermezza”, denunciano le toghe.
















