La vicenda è destinata a chiarirsi. Quel che conta adesso è non confonderla ulteriormente. Purtroppo, è a questo che mira parte della stampa anti -governativa: gettare fango, alimentare il caos, scrivere cose non vere truccate da imprecisioni, di modo che tutto si complichi e sia più arduo uscire del labirinto.

Stiamo parlando del caso di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia. L’esponente di Fratelli d’Italia è da qualche giorno nel tritacarne. Nel dicembre del 2024, con tre compagni di partito piemontesi e una ragazza di diciotto anni di Roma, ha costituito una società dedita alla ristorazione, la Cinque Forchette, con capitale di diecimila euro, che gestisce il locale “Bisteccheria d’Italia”, in via Tuscolana.

La giovane, proprietaria al 50%, mentre il sottosegretario aveva il 25% delle quote, è Miriam Caroccia, figlia di Mauro, nel cui locale, “Il Baffo”, Delmastro andava talvolta a mangiare. Tra una carbonara e una coratella, nasce l’idea di aprire un nuovo esercizio, viene fondata la società e circa un anno fa si parte.

Tutto crolla quando, il 19 febbraio scorso, Mauro viene condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa: è accusato di essere un prestanome di Michele Senese, capo clan capitolino. Delmastro cade dalle nuvole: otto giorni dopo, il 27 febbraio, vende tutte le sue quote a Donata Pelle, che deteneva il 10% della Cinque Forchette, ma di lì a pochi giorni anche gli altri soci politici cedono, senza incassare un euro, a Miriam Caroccia, che ora è proprietaria unica.