Ancora una volta, in una tornata elettorale, la provincia di Cuneo si è comportata in modo diverso rispetto al dato politico nazionale. Perché, se in Italia il referendum sulla riforma della giustizia l’ha vinto il «no» (53,7%), nella Granda è avvenuto il contrario. Che è anche l’opposto di quanto successo complessivamente a livello piemontese, dove nelle 4.790 sezioni delle otto province i «no» sono stati il 53,5% e i «sì» il 46,5%. Nel Cuneese, invece, i favorevoli risultano il 53,6% (148.912 voti) e i contrari il 46,4% (128.763). Con 280.068 persone che si sono recate alle urne nelle 685 sezioni (63,4%, un’affluenza superiore alle medie nazionale e regionale) su 441.591 aventi diritto, 1.514 schede nulle, 877 bianche e due contestate (un numero assai basso, ma la scelta di voto era comunque facile da esprimere).

I politici cuneesi dopo il referendum. Centrodestra: “Si va avanti”. Pd: “Fischia un vento nuovo”

Ecco l’esito degli scrutini (che si sono svolti in maniera rapida, come d’altra parte era nelle previsioni) nelle «sette sorelle»: Alba sì 6.806 voti (46,7%) e no 7.769 (53,3); Bra sì 6.592 (48,9%) e no 6.899 (51,1); Cuneo sì 12.294 (44,1%) e no 15.604 (55,9); Fossano sì 6.312 (53,2%) e no 5.549 (46,8); Mondovì sì 5.101 (49,3%) e no 5.242 (50,7); Saluzzo sì 4.400 (54,1%) e no 3.736 (45,9); Savigliano sì 4.896 (45,8%) e no 5.792 (54,2). Negli altri centri maggiori: Borgo San Dalmazzo sì al 50,7% e no al 49,3; Boves sì al 49,3% e no al 50,7; Busca sì al 53,1% e no al 41,9; Canale sì al 55,6% e no al 44,4; Caraglio sì al 54,5% e no al 45,5; Centallo sì al 61,5% e no al 38,5; Cervasca sì al 49,5% e no al 50,5; Ceva sì al 54,5% e no al 45,6; Cherasco sì al 57,3% e no al 42,7; Dronero sì al 51,2% e no al 48,8; Moretta sì al 56,9% e no al 43,1; Peveragno sì al 52,9% e no al 47,1; Racconigi sì al 46,3% e no al 53,7; Sommariva Bosco sì al 52% e no al 48; Villanova Mondovì sì al 59,3% e no al 40,7.