L'Opas di Poste Italiane su Tim, di cui possiede il 20%, apre un nuovo polo integrato tra tlc, servizi e piattaforme digitali. Ieri sera il cda del gruppo di recapiti, energia e servizi finanziari guidato da Matteo Del Fante, con una mossa a sorpresa, destinata a ridisegnare gli equilibri industriali del Paese, ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) volontaria totalitaria su Telecom Italia spa. L'operazione, dal valore complessivo di circa 10,8 miliardi, si legge in una nota, punta a integrare il più grande network distributivo d'Italia con la principale infrastruttura di rete, dando vita a un "pilastro strategico" per l'economia nazionale.
La struttura dell'offerta è mista: Poste metterà sul piatto una componente cash di 0,167 euro e 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione per ogni titolo Tim conferito. Ai valori attuali, la proposta esprime una valorizzazione di 0,635 euro per azione, incorporando un premio del 9,01% rispetto al prezzo ufficiale di Tim del 20 marzo. L'obiettivo è il 100% di Tim per procedere al delisting.
Sotto il profilo industriale, l'operazione rappresenta la "naturale evoluzione" della strategia di Poste come operatore di piattaforma. Il nuovo Gruppo si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate del Paese, con ricavi aggregati stimati in circa 26,9 miliardi, un Ebit pro-forma di 4,8 miliardi e una forza lavoro che supererà i 150 mila dipendenti.













