Poste parte da un capitale del 20% di Tim prima di lanciare l'Opas per l'acquisto della società telefonica che, in base alle regole, si considererà raggiunta con un'adesione del 66,67% delle azioni.

L'operazione, in base a quanto emerge dalla documentazione resa nota in nottata, ai fini delle regole finanziarie, è da considerarsi in concerto con il Ministero dell'Economia: quest'ultimo è infatti possiede il 29,2% di Poste. Attualmente - in base ai documenti depositati - Poste controlla direttamente il 27,315% di Tim pari a 4.187.269.890 azioni ordinarie. Quest'ultima ha però deciso la conversione delle azioni risparmio e alla fine di questa operazione la quota sarà diluita al 20,104%, con un possesso 4.293.639.902 azioni ordinarie.

Nel testo del documento pubblicato nel capitolo dedicato alle "persone che agiscono in concerto" è poi scritto che "in relazione all'Offerta, è da considerarsi persona che agisce di concerto con l'Offerente il Ministero dell'Economia e delle Finanze, ai sensi dell'art. 101-bis, comma 4-bis, lett. b), del TUF, in quanto controlla l'Offerente". Ma viene aggiunto "a fini di chiarezza, si precisa che l'Offerente (Poste ndr) sarà il solo soggetto a rendersi acquirente delle azioni oggetto dell'offerta che saranno portate in adesione, così come a sopportarne i costi derivanti dal pagamento del corrispettivo". Attualmente l'azionariato di Poste vede anche Cassa Depositi e Prestiti al 35%, oltre al 29,257% del ministero dell'Economia. Il documento indica espressamente la quota del 66,67% oltre la quale l'Opas verrà considerata raggiunta, come indicano le regole finanziarie.