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22 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:08
Nella marcia che ogni anno attraversa Buenos Aires il 24 marzo, anniversario del colpo di Stato che nel 1976 aveva dato inizio alla dittatura civico-militare di Jorge Rafael Videla, c’è uno striscione con i volti e i nomi di 30mila desaparecidos. Sono le persone scomparse a causa dei militari e per cui ancora oggi le abuelas e le madres de Plaza de Mayo chiedono giustizia. Nell’Argentina del presidente di destra Javier Milei, questo incessante lavoro per ottenere la verità è messo a rischio. A cinquant’anni dal golpe, la memoria storica è “sotto attacco”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Marcela Perelman, direttrice delle attività di ricerca del Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS).
L’organizzazione monitora le politiche del Nunca Más: create con il ritorno del Paese alla democrazia nel 1983, hanno permesso di portare avanti i processi contro i militari, tuttora in corso, l’annullamento delle leggi di impunità e le attività di ricerca e identificazione dei desaparecidos. Per tale insieme di iniziative, ottenute con il sostegno della società civile, l’Argentina è diventata un esempio e un modello a livello internazionale. Il governo ultraliberista ha ridotto le risorse umane e finanziarie necessarie per la loro attuazione, smantellando gruppi di lavoro e programmi: le ha inoltre delegittimate, sostenendo tesi revisioniste e negazioniste. “Riteniamo fondamentale la mobilitazione del 24 marzo. È creativa, immensa e rappresenta un forte sostegno ai diritti umani”, prosegue Perelman.












