Caro Direttore, poteva essere un'occasione imperdibile per le scuole, soprattutto per gli studenti maggiorenni che si preparano a votare per la prima volta al prossimo referendum. Da ricordare che la scuola è istituita per aiutare l'autonomia e la libertà, per offrire una comprensione critica di un testo, in questo caso quello riguardante la Giustizia del nostro Paese. Era forse il caso di fare una mossa storica in questa circostanza? Tuttavia ci si può domandare se nella scuola è possibile trovare qualcuno in grado di fare un discorso senza condizionare i propri allievi al "si" o al "no", e di essere di aiuto a una libera decisione. Difficile essere ottimisti, soprattutto dopo la campagna elettorale, e le numerose manifestazioni e incontri apertamente pilotati in una determinata direzione. Sarebbe quasi un miracolo se nella scuola fosse avvenuto qualche esperimento di "verità" su un tema così fondamentale per l'Educaziione civica.. Rimane cosa certa che la stragrande maggioranza degli elettori dei prossimi giorni 22 e 23 marzo andrà a votare, o farà a meno, spinta dai condizionamenti più disparati, soprattutto da quelli più banali.

Luigi Floriani

Conegliano (Tv)

Caro lettore, non so se la stragrande maggioranza andrà a votare spinta da condizionamenti o da motivazioni più o meno banali. Sarà piuttosto interessante verificare se maggioranza degli aventi diritto si recherà alle urne per esprimere la sua opinione, qualunque essa sia, sulla riforma della giustizia. L'affluenza sarà uno dei dati politicamente più interessanti e sensibili di questo referendum dove, al contrario di quanto accade per i referendum abrogativi, non è necessario il raggiungimento del 50% più uno dei votanti per validarne il risultato.