Mentre il conflitto in Medio Oriente prosegue ad alta intensità – con la crisi energetica che si sta già facendo sentire e minaccia l’economia globale, i timori per una ripresa dei flussi migratori e il focolaio Ucraina che non accenna a spegnersi – l’esito del Consiglio europeo di giovedì è sostanzialmente impalpabile. Attesa, speranza e immobilismo sono i sentimenti emersi dalla riunione all’Europa Building. Con l’Ue che guarda il mondo in fiamme, fa un ennesimo slalom tra le crisi e sussurra tra sé e sé: “Io speriamo che me la cavo”.

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Dodici ore consecutive di discussioni, tre diversi documenti di conclusioni per un totale di 27 pagine, ma poco o nulla sul fronte dei risultati concreti e poca chiarezza sulla strategia da adottare. Cosa resta dopo l’ultimo Consiglio europeo, il primo da quando è scoppiata la nuova guerra in Medio Oriente? Ecco i cinque punti critici ai quali i capi di Stato e di governo non sono ancora riusciti a trovare le giuste risposte.