Bruxelles, 18 mar. (askanews) – L’unico dato certo, si dice a Bruxelles, è che “non c’è nessuna voglia da nessuna parte di entrare nel conflitto” in Iran. Per il resto quello che si apre domani, con possibile prosecuzione venerdì, è un consiglio “complesso” come complesso è il momento attuale. A testimoniarlo la lunghezza, insolita, della bozza di conclusioni (ancora sub iudice): una settantina di paragrafi. Lo spoiler è che però è inutile aspettarsi “decisioni” perché i temi sono tanti, anche tecnicamente complicati, e dunque di difficile soluzione.

Giorgia Meloni, dopo il consueto incontro a pranzo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un Consiglio dei ministri serale sul caro carburanti e un’intervista al Tg1, è attesa già stasera nella capitale belga con l’obiettivo prioritario di affrontare la questione dei costi dell’energia.

Questo Consiglio, nelle previsioni, avrebbe dovuto raccogliere i risultati del “retreat” che si è tenuto a febbraio ad Alden Biesen, occupandosi dunque, prevalentemente, di competitività. Il tema resterà centrale, ma l’attacco a Teheran di Usa e Israele, con le sue consueguenze economiche e geopolitiche, ha giocoforza cambiato l’ordine del giorno. Sul conflitto in Iran, comunque, sin qui l’Ue – che pure è tra le aree più colpite dagli effetti economici negativi – non ha avuto una linea politica su come uscire dalla crisi e continuerà a non averne. Nelle conclusioni ci sarà dunque una condanna alle azioni al di fuori del diritto internazionale, senza però citare Usa e Israele, e un richiamo all’importanza del multilateralismo, di cui parlerà anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres nel pranzo di lavoro. Dunque distanti da Trump, ma senza attaccarlo. Linea, sostanzialmente, adottata fin qui anche da Roma.