Ibuoni auspici evocati ad Alden Biesen sembrano essersi già dissolti nello scenario sconvolto dalla guerra in Iran.

La corsa alla competitività continentale - rilanciata appena un mese fa al vertice informale nella campagna belga e allora incrinata dal consueto derby sugli eurobond - torna sul tavolo dei leader Ue sotto la pressione del nuovo shock dei prezzi dell'energia.

Dopo settimane di fuoco incrociato crescente, Giorgia Meloni si è presentata all'Europa Building sostenuta da un fronte di nove leader, in gran parte dell'Est, chiedendo correttivi rapidi e sostanziali. Ma da Parigi e Berlino le aperture sono circoscritte a "flessibilità" e "lievi aggiustamenti", mentre il muro 'green' - Nordici, Spagna e Portogallo - tiene. Rafforzato anzi dall'affondo di Pedro Sanchez contro chi "usa la crisi in Medio Oriente per indebolire la politica climatica" e dalla linea del neo premier olandese Rob Jetten, affatto incline a eventuali retromarce.

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Agenzia ANSA