Roma, 10 mar. (askanews) – Da un lato l’impegno per un “ritorno della democrazia”, dall’altro il lavoro con Gran Bretagna e Germania su una serie di opzioni per supportare la navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz di fronte alle minacce iraniane, e la previsione di “forme aggiuntive di assistenza in materia di difesa” per i Paesi del Golfo oggetto degli attacchi di Teheran. Giorgia Meloni, domani in Parlamento, si muoverà su queste due direttrici, supportata da una risoluzione di maggioranza che tiene insieme la questione Iran, la situazione in Ucraina, il Consiglio Europeo che si terrà il 19 e il 20 marzo.
La possibilità di due documenti distinti era circolata come “ipotesi”, ne aveva accennato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, per venire incontro alle proteste delle opposizioni. Ma alla fine la scelta cade su una risoluzione unica: troppo ghiotta l’occasione per far deflagrare le distanze nel ‘campo largo’.
La condivisione di alcuni punti sarà dunque complessa, su una risoluzione che – notano dalle opposizioni – “non nomina mai i protagonisti della escalation”, ovvero Trump e Netanyahu. Nel testo della maggioranza si impegna il governo a “lavorare con i principali partner europei, internazionali e regionali alla creazione delle condizioni necessarie per un ritorno della diplomazia per risolvere la crisi in Medio Oriente”. E poi a “sostenere, anche attraverso iniziative coordinate nell’ambito dell’Unione europea e in cooperazione tra gli Stati membri, i partner della regione del Golfo colpiti dagli inaccettabili attacchi portati dal regime iraniano, prevendendo, qualora tali aggressioni dovessero proseguire, anche forme aggiuntive di assistenza in materia di difesa, protezione delle infrastrutture critiche e supporto logistico, in piena coerenza con lo spirito e con gli impegni emersi nella videoconferenza tra i vertici europei e i leader dei Paesi del Medio Oriente del 9 marzo scorso”.













