Le operazioni di carico del petrolio nel porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, sono state interrotte a causa dei molteplici attacchi con droni arrivati negli ultimi giorni dall'Iran, che hanno colpito uno scalo diventato ancora più strategico ora che lo stretto di Hormuz è di fatto chiuso.Fujairah nel mirinoIl 16 marzo, l’ufficio stampa di Fujairah ha confermato che dopo un'offensiva sferrata tramite aeromobili a pilotaggio remoto è divampato un incendio nella Fujairah oil industry zone (Foiz). La mattina successiva l'ente ne ha segnalato un altro, sempre provocato da raid con droni (non ci sono notizie di feriti).Ma il porto era già stato preso di mira dai droni qualche giorno prima, il 14 marzo, che anche in quel caso avevano provocato un incendio, bloccando per un giorno alcune operazioni dello scalo, tra cui il carico del petrolio. Il fumo degli attacchi è visibile anche nelle immagini satellitari.Nel 2025 attraverso lo stretto di Hormuz sono transitati circa 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi, pari a circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare.Tra Hormuz e Fujairah, nelle ultime settimane la guerra in corso in Medio Oriente sta mettendo in evidenza l'estrema vulnerabilità di uno dei pochi canali attraverso cui il petrolio del Golfo può raggiungere i mercati globali.Posizione strategicaFujairah è un importante hub di esportazione e rifornimento. Secondo i dati di Kpler, lo scorso anno ha gestito in media oltre 1,7 milioni di barili al giorno tra greggio e carburanti raffinati.È la posizione del porto a renderlo così importante. Lo scalo si affaccia infatti sul golfo di Oman, a circa 70 miglia nautiche da Hormuz, e permette alla petroliere di effettuare le operazioni di carico ed evitare del tutto il passaggio nello stretto. Ora che Hormuz è in gran parte chiuso, i flussi di petrolio da Fujairah sono diventati un'ancora di salvezza per il mercato globale durante il conflitto.Ma Fujairah è anche uno dei principali hub globali di bunkeraggio, ovvero l'approvvigionamento di carburante navale, con 7,4 milioni di metri cubi di combustibile venduti nel 2025, secondo Reuters. Solo Singapore, Rotterdam e Zhoushan registrano volumi superiori. Questo significa che le eventuali interruzioni non colpiscono soltanto le esportazioni di petrolio, ma anche il trasporto marittimo globale.La via alternativa degli EmiratiPer gli Emirati Arabi Uniti, Fujairah rappresenta anche il modo principale per bypassare lo stretto di Hormuz.Prima dell’inizio del conflitto, il paese produceva oltre 3,4 milioni di barili al giorno di greggio. Una parte di questo petrolio può essere deviata attraverso l’Abu Dhabi crude oil pipeline (Adcop), noto anche come oleodotto Habshan-Fujairah, che trasporta il petrolio direttamente dai giacimenti interni fino a Fujairah, aggirando Hormuz. L'infrastruttura ha una capacità di circa 1,8 milioni di barili al giorno.Il porto è anche il principale nodo per l'esportazione del greggio Murban, la varietà di punta degli Emirati, che viene venduta soprattutto in Asia.In una dichiarazione del 7 marzo, la Abu Dhabi national oil company (Adnoc) ha affermato di stare “gestendo con attenzione i livelli di produzione offshore per far fronte alle esigenze di stoccaggio”, aggiungendo che le operazioni a terra stavano proseguendo.La società ha inoltre precisato che “continua a utilizzare capacità di esportazione che aggirano lo stretto, insieme alle proprie strutture di stoccaggio internazionali, garantendo la continuità delle forniture ai mercati globali”.Questa soluzione ha però dei limiti. Se le operazioni a Fujairah venissero compromesse in una fase in cui Hormuz è ancora chiuso, gli Emirati Arabi Uniti potrebbero essere costretti a ridurre ulteriormente la produzione, a fronte di un calo della propria capacità di esportazione.Uno snodo dei mercati energeticiOltre a essere uno snodo per le esportazioni, Fujairah è anche un importante centro globale per lo stoccaggio e il commercio. Ospita importanti società internazionali attive in questi settori, tra cui impianti di raffinazione e deposito della società energetica Vitol e dell'azienda di infrastrutture energetiche Vtti.Ma il porto gestisce anche operazioni di miscelazione, in cui diversi flussi di prodotti petroliferi vengono combinati per soddisfare le specifiche di carburanti come benzina e bunker fuel.La Foiz dispone inoltre del più grande polo commerciale di stoccaggio di prodotti raffinati in Medio Oriente, con una capacità complessiva di 70 milioni di barili. L’area è sede di 18 terminal petroliferi di varie compagnie energetiche.Fujairah è insomma un punto chiave di stoccaggio e distribuzione per i mercati energetici globali. È per questo motivo che le interruzioni nel porto si ripercuotono immediatamente sui flussi di approvvigionamento, la disponibilità di stoccaggio, le dinamiche dei prezzi e la logistica del trasporto e del rifornimento lungo le rotte marittime dirette verso l’Asia.Questo articolo è apparso originariamente su Wired Middle East.
L'Iran sta prendendo di mira anche il porto di Fujairah, uno dei pochi snodi per bypassare Hormuz
Negli ultimi giorni lo scalo emiratino, uno dei pochi da cui il petrolio del Golfo può partire senza passare dallo stretto, è oggetto degli attacchi della Repubblica islamica











