Nella storia si chiama «frattura di sistema». Ed è il momento nel quale un determinato modello va in crisi e nelle pieghe della rottura ci sono già i prodromi del nuovo. Attorno a questo assunto si sviluppa il tema del convegno che si tiene oggi a Palazzo Wedekind, a Roma, e che affronta le conseguenze del conflitto tra Iran e Stati Uniti. Un attacco che, sebbene ipotizzato, è giunto imprevisto e ha trovato tutti impreparati. Il dibattito che inizia alle 16.30 si intitola: «La guerra in Iran. Dall’energia alle reti, dalla mobilità alla logistica, scenari e risposte per trasformare la crisi in opportunità» e intende analizzare in un incontro a più voci cosa stia realmente accadendo a livello economico e politico. Le tensioni in Medio Oriente mettono, infatti, a rischio gli equilibri energetici e geopolitici globali. Il blocco delle rotte commerciali e i contraccolpi sulle economie rendono evidente il cambio di paradigma operativo che gli attori politici ed economici devono mettere in campo per affrontare le nuove sfide. E in questo scenario, che apre la strada alla creazione di un nuovo ordine globale, l’Italia ha l’opportunità di rafforzare la sua centralità geopolitica. La collocazione nel cuore del Mediterraneo, crocevia naturale tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente, unita allo sviluppo delle reti del gas, dell’elettricità, dei rigassificatori e dei cavi sottomarini intercontinentali, proietta il Paese come hub energetico e infrastrutturale, ma anche centro logistico privilegiato per le nuove rotte di traffico che inevitabilmente si creeranno nel prossimo futuro.